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I monaci benedettini nel Polesine e le grandi opere

i monaci benedettini nel polesine - Canale tra i campi

I monaci benedettini nel Polesine hanno fatto nei secoli un grandissimo lavoro. Parliamo di operosità legata alle bonifiche del territorio, minacciate dalle acque del fiume. I religiosi si sono lungamente adoperati in tutto il medio-Polesine . Quindi possiamo dire che ne hanno mutato l’aspetto in località come Grignano, Costa, Gavello, S. Pietro in Maone, in cui i religiosi, hanno lasciato un solco profondo. I benedettini riuniti in laboriose comunità, hanno influito sullo sviluppo della bonifica, favorendo grandemente l’agricoltura.

I monaci benedettini nel Polesine

Basti pensare a Costa, legata al monastero di S. Cipriano di Murano. Il luogo ben rappresenta il miglioramento delle terre tra Adigetto e Canal Bianco. Tutto avvenne nel medioevo. Si operò, grazie ai monaci che consentirono lo sviluppo di un rilevante e prolifico centro abitato. Cionondimeno, possiamo dire fondamentale nel X secolo l’insediamento dei monaci Benedettini nelle campagne venete, alluvionate.

i monaci benedettini nel polesine - San Benedetto da Norcia
fonte foto – Pixabay

L’operosità e l’ingegno dei monaci costituì il motore per la bonifica di vastissimi territori. Di conseguenza, il lavoro meticoloso, e l’esperienza per innalzare chiese e monasteri sempre più grandi e preziosi, fecero da volano. Per vari secoli i monaci benedettini, furono fari e luce in quel mondo di miserie e povertà. Vale a dire che vi erano zone malsane, per via delle paludi.

I monaci benedettini nel Polesine e le bonifiche

Grande era il potere dei monaci, che dipendevano dall’Ordine e direttamente dal Papa. Essi avevano privilegio di “nullius diocesis”. Basti pensare che nei primi anni del X secolo, il Marchese di Mantova, Almerigo, dispose l’edificazione di un tempietto. L’edifico era lungo il corso dell’Adige in località Vangadizza. Poi il territorio passò al Marchese di Toscana e infine agli Estensi. Anche questi ultimi donarono possedimenti e finanziamenti per l’insediamento di monaci Benedettini.

i monaci benedettini nel polesine - Frate Alla Porta
fonte foto – Pixabay

Le terre e il potere nelle mani dei religiosi, costituiva lavoro e terreni che rendevano. Orbene, essi avevano fiducia assoluta dai potenti del tempo. Orbene l’autorità dell’ordine di San Benedetto era indiscussa. Nel 1200 ai Benedettini succedettero i monaci Camaldolesi. Infine, il XV secolo costituì forse il periodo di massimo splendore. L’abbazia aveva giurisdizione su vastissimi territori polesani, bolognesi, veronesi e anche padovani.

Vangadizza

Il borgo assunse il nome di Terra di Badia, da cui Badia e recentemente Badia Polesine. Si trattava di una sorta di città fortificata protetta da canali d’acqua tra il grande fiume Adige e il canale artificiale Adigetto. Al riguardo, sappiamo che vi si accedeva solamente attraverso tre ponti. Le cospicue rendite delle Abbazie religiose, consentirono di promuovere tante opere edilizie e culturali in vastissimi territori. Tra quelle più degne di nota è doveroso ricordare la fondazione della cosiddetta Biblioteca Queriniana di Brescia. Essa “a pubblico benefizio ed utilità” dei bresciani. Quest’istituzione era luogo d’aggregazione di studiosi, e di conservazione del patrimonio storico. Si tratta di documenti che costituiscono una memoria unica. Il legame tra il monastero della Vangadizza e il territorio, è immortalato in uno dei venti medaglioni che ornano l’atrio della biblioteca Queriniana. Vi appare affrescata l’Abbazia di Badia Polesine con didascalia che ricorda il seminario di chierici.

I monaci benedettini nel Polesine e le grandi opere ultima modifica: 2020-01-21T09:00:32+01:00 da simona aiuti
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