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CULTURA MITI E LEGGENDE PERSONAGGI

Il mito di Fetonte nella trilogia di Dante Alighieri

Dante Alighieri e Fetonte

A meno di un’anno dalle celebrazioni dei sette secoli dalla morte, ricordiamo il padre della lingua italiana, nonché uno dei poeti più illustri della storia letteraria. Conosciuto e studiato in tutto il mondo per aver reso la sua trilogia, uno dei libri più stampati e studiati che ancora oggi segna il nostro modo di pensare. Sto parlando dell’indiscusso Dante Alighieri. Un autore che nei secoli è diventato segno indelebile dell’identità collettiva. Proprio pochi giorni fa, il 25 marzo si è svolto per la prima volta il Dantedì. Questa, un’iniziativa proposta dal ministro della cultura Dario Franceschini, e approvata dal Consiglio dei Ministri, in cui si istituisce un giorno dedicato a Dante, proprio il 25 marzo in quanto per molti studiosi simboleggia l’inizio del cammino che Dante svolse nell’aldilà.

La Divina Commedia di Dante Alighieri e il mito di Fetonte

A parlare del mito di Fetonte non fu solo Ovidio nel suo scritto intitolato Metamorfosi. Infatti questo mito che lega indissolubilmente il territorio di Crespino, ricompare anche nella Divina Commedia del noto Dante Alighieri. Le gesta di Fetonte, il giovane semidio che ignaro della sua inesperienza si schiantò con il carro del padre proprio nelle terre di Crespino, vengono descritte nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso.
Iniziamo così questo percorso di riscoperta della poetica dantesca che ci rimembra la leggenda che da secoli ci unisce rendendoci parte anche di questo immenso capolavoro.

Mosaico ingresso comunale
Mosaico dello stemma di Fetonte

Inferno, canto XVII, versi 106-111

Maggior paura non credo che fosse
quando Fetonte abbandonò li freni,
per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse; 108
né quando Icaro misero le reni
sentì spennar per la scaldata cera,
gridando il padre a lui “Mala via tieni!”,  111

Purgatorio, IV canto, versi 71-72

Come ciò sia, se ’l vuoi poter pensare,
dentro raccolto, imagina Sïòn
con questo monte in su la terra stare 69
sì, ch’amendue hanno un solo orizzòn
e diversi emisperi; onde la strada
che mal non seppe carreggiar Fetòn,  72

Purgatorio, canto XXIX, versi 118-120

Non che Roma di carro così bello
rallegrasse Affricano, o vero Augusto,
ma quel del Sol saria pover con ello; 117
quel del Sol che, svïando, fu combusto
per l’orazion de la Terra devota,
quando fu Giove arcanamente giusto. 120

Paradiso, canto XXXI, verso 125

E come quivi ove s’aspetta il temo
che mal guidò Fetonte, più s’infiamma,
e quinci e quindi il lume si fa scemo, 126

Biografia di Dante Alighieri

Dante Alighieri nasce nella nobile Firenze del 1265 da una famiglia importante ma dalle condizioni economiche modeste. Nonostante questo riuscirà a studiare nelle scuole più facoltose della città, stringendo amicizia con scrittori dell’epoca. A completamento degli studi, si trasferisce a Bologna dove inizia l’università. Insieme agli amici Gianni Lapo e Guido Cavalcanti, crea una nuova scrittura poetica: il “Dolce Stil Novo”. Quasi trentenne, innamorato della giovane Beatrice, che morirà a 24 anni, è costretto dal padre a sposare la nobile Gemma Donati. Sono gli stessi anni in cui Dante intraprende la carriera politica, diventando Priore nel 1300, proprio nel periodo in cui a Firenze si scatenarono le rivolte tra Guelfi bianchi-neri e Ghibellini (fazioni politiche). Durante una di queste rivolte Dante si trovava a Roma dal Papa, e la sua Firenze venne conquistata dai guelfi neri. Così il poeta costretto all’esilio e condannato al rogo, inizierà un pellegrinaggio che lo condurrà a lavorare come ambasciatore per le corti signorili dell’epoca. L’esilio lo concilierà a scrivere la Divina Commedia, opera che lo rese famoso in tutto il mondo e che terminò poco prima di morire a solamente 56 anni nella corte di Guidi Novello da Polenta a Ravenna.

Il mito di Fetonte nella trilogia di Dante Alighieri ultima modifica: 2020-04-03T09:00:00+02:00 da Gianmaria Alberghini
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