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Trecenta dall’epoca romana ai giorni nostri

Trecenta - trecenta in panoramica

Trecenta, che in dialetto veneto è detta “Tresenta”, oppure , semplicemente “Tarsenta” in dialetto ferrarese, è un piccolo comune italiano del Polesine. Con meno di tremila abitanti, Trecenta si trova nella provincia di Rovigo, nella parte ovest interna. Alcuni storici, fanno risalire l’origine del nome a “Terra esenta” dall’acqua.

Trecenta

Trecenta è una località estremamente antica, poiché  risale all’epoca romana. A tal proposito, i Romani nel 163 a.C. conquistarono questa località che era un insediamento etrusco. Nacque così un accampamento militare, una postazione di passaggio che si chiamava Annejanum. Questo accampamento si trovava pressappoco a 130 “Centum Triginta”, detto in miglia romane da Rimini.

trecenta - Mappa Di Trecenta
fonte foto – Wikipedia – pubblico dominio

Ci troviamo quindi in quella che era una posizione strategica, ma anche esposta. Al riguardo ricordiamo che Trecenta è stata oggetto di devastazioni da parte di diverse tribù barbare. I fatti si possono collocare fra il 263 e il 774, quando l’area passò sotto il Papato. Diversi insediamenti anche di monaci difesero il territorio dall’invasione delle acque paludose, e non poco importante fu l’Abbazia di Nonantola. La struttura religiosa ebbe come dono, da parte di Ruchelda, moglie di Bonifacio IV di Toscana, proprio Trecenta. infine il paese divenne un feudo di pertinenza del vescovi di Ferrara.

Trecenta e le alluvioni

Tra corsi e ricorsi storici, Trecenta passò agli Estensi. In seguito, dal 1208 al 1799 , il paese subì anche la dominazione dagli Este. L’egida della chiesa non si fece attendere con fermezza e vigore. Al riguardo, furono bonificate tutte le paludi che circondavano il paese. Le invasioni però ripresero nel 1701, fino al 1796 con l’arrivo di Napoleone. Tuttavia, dopo il congresso di Vienna del 1815, a Trecenta sorse una sottovendita della Carboneria, con ritrovo presso Villa Trebbi.

trecenta - Palude del Po

La Villa poi è diventata, come vediamo, sede municipale. La sua costruzione risale alla seconda metà del Settecento. Fu acquistata dal comune nel 1875 e modificata e adattata alle nuove esigenze negli anni successivi. Villa Trebbi va ricordata comunque per la storia della carboneria polesana. Nel 1866 Trecenta entrò nel Regno d’Italia. Le acque sempre in agguato non si fecero attendere e nel 1882 ci fu l’alluvione dell’Adige.

Villa Trebbi

Tentando un riscatto sociale, si invocò, ottenendolo l’aiuto del medico Nicola Badaloni per aiutare i contadini in misere condizioni. Egli è storicamente considerato Il padre del socialismo rodigino, ma anche Gino Piva. Crebbe l’entusiasmo politico e sindacale fino ad arrivare ai primi scioperi. Il primo sciopero dei contadini e dei braccianti è rimasto nella storia e risale al 1894. Esiste un canto popolare che lo ricorda con fervore. Evviva Gino Piva / che col suo bel parlare / tutta la provincia / ha fatto ribellare”. Tra corsi e ricorsi storici, giungiamo al 1928, anno in cui il comune ha incluso nel suo territorio parte del comune soppresso di Crocetta. Nondimeno, nell’area c’è stato un grande spopolamento, poiché dopo la tremenda alluvione del 1882 seguì un flusso migratorio. In tanti partirono e migrarono verso il Sudamerica. Purtroppo, il fiume ha ancora piagato queste terre, e il fenomeno si ripeté nel 1951.

Palazzo Pepoli

Nell’architettura locale ricordiamo Palazzo Pepoli, detto “el Palazzòn”, medievale come complesso difensivo a quattro torri. Esso fu possedimento dei Contrari e poi ereditato dai Pepoli alla fine del XVI secolo. L’edificio è tra i più incantevoli fra i palazzi nobiliari della zona e i moduli di architettura richiamano quelli tipici emiliani. L’interno presenta un grande salone centrale con soffitto a volte e un suggestivo ballatoio con ringhiera lignea. Oggi Villa Pepoli viene impiegata a livello locale e polesano per iniziative culturali. Bella anche la Torre Civica. Innalzata nel 1888, la torre serviva, con l’ex campana della chiesa di Bagnolo, a chiamare a raccolta i consiglieri del comune. Oggi rimane solo una piccola campana simbolica e l’edificio è adibito a sede di polizia locale, biblioteca comunale e sale per convegni e corsi. Infine, Casa Pepoli, detta comunemente “Il Castello”, è nella frazione di Sariano.

Trecenta dall’epoca romana ai giorni nostri ultima modifica: 2020-09-29T09:00:40+02:00 da simona aiuti
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