CULTURA LO SAPEVI CHE MITI E LEGGENDE Non categorizzato

Un semi-dio che per salvate la Terra, diede la vita

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Mosaico dello stemma di Fetonte

Una corsa che non diede scampo. La superbia di chi credeva di essere invincibile ma ben presto si accorse che la vita pone limiti che solo il tempo e la conoscenza possono oltrepassare.

IL MITO DI FETONTE

Fetonte era un giovane ragazzo della mitologia greca. Era figlio di Elio (dio del sole) e della oceanina Climene (potente dea delle acque e dei mari). L’orgoglioso ragazzo volle dimostrare la sua discendenza divina e così all’insaputa del padre, prese il carro del dio Elio con la quale quest’ultimo compiva ogni giorno il giro intorno al sole.
All’epoca predominava la teoria Geocentrica secondo il quale era il sole a ruotare attorno alla Terra.
Fetonte prese le redini del maestoso carro ma i cavalli compresero subito che a dirigerli non era il dio Elio e così si imbizzarrirono. Non sapendo gestire la situazione i veloci e focosi cavalli, sputanti fuoco, uscirono dalla traiettoria avviandosi verso la volta celeste. Il carro dalla forte velocità bruciò un tratto di cielo creando la Via Lattea e subito dopo si spinse verso la Terra dove qui bruciò la Libia trasformandola in un deserto. Molti fiumi furono disseccati e tante foreste bruciate. Il mondo si stava dirigendo verso un’apocalisse. Gli dei infuriati e gli uomini terrorizzati chiesero aiuto a Zeus.

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Affresco raffigurante Fetonte

Zeus nella mitologia greca era il re dell’Olimpo e il padre degli dei. Era il dio del cielo e del tuono.
Il mito vuole che Zeus irato di Fetonte, scagliò un fulmine verso il giovane che così precipitò insieme al carro nei pressi di Crespino o nelle terre Alfonsine, ai confini del mondo  allora conosciuto. Alcuni scrittori ritengono che Fetonte si sciantò nell’Eridano, attuale fiume Po.
Le sorelle Eliadi dal dispiacere piansero a lungo la morte del semi-dio. Gli dei impietosi, straziati e stanchi dell’infinito lamento trasformarono le Eliadi in pioppi e le loro lacrime divennero ambra.

FETONTE NELLA LETTERATURA

Tra i filosofi, letterati e storici che parlarono di Fetonte ricordiamo:

Esiodo     (poeta greco che scrisse tra la fine del 700 e l’inizio del 600 a.C.)
Erodoto  (storico dell’antico mondo greco, fu considerato da Cicerone come il padre della storia.
Scrisse riguardo al luogo dove il semi-dio cadde)
Euripide (drammaturgo greco, considerato tra i padri delle tragedie greche)
Platone    (filosofo greco, conosciuto come uno dei fondatori del pensiero filosofico occidentale)
Publio Ovidio Nasone (poeta romano, tra gli esponenti della letteratura latina)
Marco Valerio Marziale (poeta romano)
Dante Alighieri (padre della lingua italiana e scrittore della Divina Commedia)
Giosuè Carducci (scrittore e critico letterario, insegnò all’universita di Bologna e fu il primo italiano
a ricevere il premio Nobel per la letteratura).

FETONTE DIVENTA IL SIMBOLO DI CRESPINO

Lo stemma più antico ritraente il semi-dio è quello impresso nei decreti di Napoleone, attualmente esposti presso il museo delle Acque di Crespino. Questo stemma era di forma ovoidale e fu sostituito nel 1850 con un altro di forma tondeggiante.
Nello stemma si nota la figura di Fetonte intento a ricondurre i cavalli nella retta via.
L’emblema del paese venne ulteriormente sostituito, prima nel 1868 su indicazione di Francescantonio Bocchi di Adria e successivamente nel 1904 fu rimpiazzato con il disegno del professore Migliorini.
L’attuale stemma ritrae Fetonte seminudo con in testa una corona radiosa, intento a dirigere il carro trainato da quattro cavalli. Si nota Zeus che scaglia il fulmine mentre il giovane attraversa il fiume Po. Nell’opera sono ritratti anche tre pioppi che rappresentano le sorelle Eliadi.
Nella parte inferiore dello stemma compare una scritta:”Phaetontri Arva Padi” (le terre del Po fetonteo).

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Stemma raffigurante Fetonte e le Eliadi, all’ingresso del municipio di Crespino

Una storia che racchiude in Fetonte lo spirito dei crespinesi: ribelli e assetati di libertà .
Un mito che per qualche strana similitudine mi ricorda l’Insurrezione del 20 ottobre 1805 dove la popolazione si rivoltò ai voleri napoleonici ma ben presto fu costretta a subire l’ira di Napoleone.
In entrambe i casi il finale fu atroce.

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

Un semi-dio che per salvate la Terra, diede la vita ultima modifica: 2019-01-17T16:11:45+02:00 da Gianmaria Alberghini

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