I CRESPINESI RACCONTANO CRESPINO

itCrespino

STORIE VALORI

Ciceruacchio dalle sponde del Tevere alle rive del Po

Ciceruacchio - piazza a Ca Tiepolo

fonte foto - Wikipedia - Threecharlie - CC BY-SA 3.0

Ciceruacchio, al secolo Angelo Brunetti, nato a Roma nel 1800, e mai uscito dalla città eterna, è legato in modo rocambolesco alla storia del Polesine. Patriota italiano della prima ora, combatté per la Repubblica Romana, però quando le carte della storia si rovesciarono, lasciò l’Urbe seguendo Garibaldi. Angelo Brunetti, era figlio di un maniscalco. Da ragazzo per un po’ fece il garzone nel Seminario Romano all’Apollinare, dove lasciò un “graffito”.

Ciceruacchio

Al riguardo, nelle scale di servizio, in una stanzetta, su uno stipite, si legge: “Angelo Brunetti”. Ciceruacchio poi diventò carrettiere tozzo e molto in carne del porto di Ripetta, che trasportava vino dei castelli. Per l’appunto lo chiamavano “Ciceruacchio” fin da bambino per via del suo aspetto grassottello. Gestendo anche una taverna, il Brunetti aveva modo di intessere relazioni, e conoscere rivoluzionari e uomini di libertà e coraggio.

Ciceruacchio - Angelo Brunetti
fonte foto – Wikipedia – CC BY-SA 3.0

Era molto amato e conosciuto il Brunetti, la gente lo ascoltava, infatti, diventò la voce del popolo che parlava romanesco. Questa sua caratteristica emerse appieno con la salita al soglio pontificio di Papa Pio IX. Protestava Ciceruacchio, quando le tanto attese e promesse riforme annunciate dal nuovo pontefice tardavano. Poi, nel luglio del 1846, in una manifestazione di popolo, ringraziò invece il Papa per aver concesso la libertà ai prigionieri politici.

Ciceruacchio a Porto Tolle

Decise di regalare al popolo alcune botticelle di vino. Al Museo del Risorgimento di Roma si conserva ancora la sua giacchetta rossa con ricamata più volte la scritta “Viva Pio IX”, che allora riscuoteva grandi consensi per la sua politica “liberale”. Però era vicino il 48’ e il Brunetti rumoreggiava perché tardavano ancora le riforme.

Ciceruacchio - Palude polesana
fonte foto – Pixabay

Il 17 aprile 1848, sera della Pasqua ebraica, si unì alla demolizione dei portoni del ghetto ebraico. Abbracciata la causa mazziniana, aderì alla Rivoluzione del 1849. Partecipò ai combattimenti difendendo la Repubblica Romana, che ahimè cadde. Era un luglio caldissimo, e Ciceruacchio lasciò Roma per sempre. Con alcuni fedelissimi, compresi i figli, voleva raggiungere Venezia con Garibaldi. Ma le carte della storia tuttavia, si stavano rovesciando ancora. Attraversati gli Appennini, s’imbarcò e raggiunse il delta del Po. Lui che ben conosceva il Tevere, pensò di poter domare il Po sconosciuto, e sbagliava.

Dal Tevere al Po

Tradito, fu intercettato da una vedetta austriaca e costretto all’approdo. Ciceruacchio era in terra straniera e non aveva scampo. Le divise bianche e spietate dell’esercito austriaco non ebbero pietà. Infine, Angelo Brunetti alla mezzanotte  del dieci agosto del 1949, in una notte rovente finì i suoi giorni. Era a Ca’ Tiepolo, a Porto Tolle, dove esalò l’ultimo respiro. Gli austriaci non ebbero pietà nemmeno per i figli e gli altri uomini che erano con lui. Dove accaddero i fatti di sangue, esiste oggi un troneggiante monumento a ricordare l’eroe liberale della Repubblica Romana. Porto Tolle custodisce ancora quell’anima rivoluzionaria di Ciceruacchio, che ha anche un busto a Roma in Via Ripetta. E’ lontano il ricordo di quel dieci agosto. Nel 1990 il regista Gigi Magni, raccontando quei giorni, ha diretto  “In nome del popolo sovrano”, in cui Ciceruacchio è impersonato da Nino Manfredi.

Ciceruacchio dalle sponde del Tevere alle rive del Po ultima modifica: 2020-01-31T09:00:45+01:00 da Simona Aiuti

Commenti

To Top