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La Chiesa di Selva di Crespino – un edificio da scoprire

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La Chiesa di San Lorenzo Diacono e Martire è ubicata a Selva di Crespino. La prima documentazione in cui si parla di “Silva di Crispini” risale al 920 in una bolla di Papa Giovanni X al vescovo di Adria, in risposta alla richiesta del podere di Crespino per costruirci un castello. Gli studi archeologici del secolo scorso ci hanno permesso di comprendere che in realtà il territorio di Selva era abitato già in epoca Etrusca. Proprio a Selva venne ritrovato un cippo appartenente ad una villa monumentale di epoca romana.
Sappiamo quindi che il territorio prima dell’anno mille era proprietà della diocesi di Adria e che successivamente passò sotto il controllo del vescovo di Ravenna. Solamente il 23 settembre del 1158 l’Arcivescovo Anselmo concesse l’investitura alla famiglia Turchi.
La bonifica del territorio di Selva di Crespino risale al 1476 per volere del duca Estense Ercole.

Un edificio sacro

La costruzione di un edificio sacro avvenne  dopo la bonifica. Nel testamento del 1503 della marchesa Taddea Malaspina, confermato con atto notarile nel 1559, è espressa la volontà di mantenere un cappellano residente a Selva, per il mantenimento della sua chiesa. L’oratorio venne costruito alla fine del ‘400 per i contadini del territorio i quali non potevano giungere nella chiesa arcipretale del paese. 

Passaggi di proprietà


La Chiesa inizialmente intitolata alla Concezione della Beata Vergine Maria, per volere della marchesa, nei secoli passò sotto la proprietà di varie famiglie. A fine ‘500 lo stabile era della dinastia Bentivoglio mentre nel 1805 il bene venne venduto ai conti Alessandro e Antonio Bonacossi.

Sepoltura coti Bonacossi

Nel 1818 la circoscrizione ecclesiastica confluì nella diocesi di Adria per volere di Papa Pio VII. Seguì la visita del vescovo di Adria, mons. Ravasi che tra l’altro consacrò la chiesa dei santi Martino e Severo, ubicata in Piazza Fetonte. La descrizione del vescovo ci riporta l’esistenza di un edificio sacro molto trascurato.

La rinascita della Chiesa

Nel 1839 l’oratorio insieme ad altri beni venne acquistato dai conti Bonacossi che, invece di ristrutturare l’edificio, preferirono demolirlo e ricostruirlo. La costruzione, intitolata a S. Lorenzo e S. Rocco, terminò nel 1839 e venne consacrata dall’arciprete del paese nel 1847.
Nel 1911 il sig. Benvenuto Tisi decise di acquistare le proprietà dei conti che successivamente vendette, nel 1924, alla famiglia Chiarion di Selva.

La famiglia Chiarion decise di donare la chiesa di Selva, intitolata a S. Lorenzo e S. Rocco, al vescovo di Adria, all’epoca mons. Mazzocco in cambio dell’istituzione della parrocchia di Selva.  Quest’ultima fu istituita con bolla vescovile nel 1959 e verrà riconosciuta civilmente due anni dopo, nel 1961.

insegna marmorea- Chiesa di Selva di Crespino

Architettura

La chiesa con orientamento est-ovest è dotata di una facciata neo-gotica, a capanna, delimitata alle estremità da pilastri verticali uniti da una cornice ad archetti pensili. Al centro della facciata c’è un arco ad ogiva con la nicchia contenente San Lorenzo.
Ai lati del santo troviamo sei monofore a tutto sesto. Sono presenti due rosoni ciechi, simmetrici al centro della facciata.
Sopra l’ingresso principale c’è un doppio arco gocciolatoio.

architettura ecclesiastica

Il soffitto è piano e le pareti sono parzialmente rivestite da lastre di marmo giallo.
Lungo le fiancate longitudinali si aprono due cappelle votive con archi a tutto sesto, pianta rettangolare e coperte da una volta a botte. Il presbiterio si trova sopraelevato rispetto al livello della chiesa per via di un gradino in marmo rosso. I pavimenti rigorosamente in marmo bianco e rosso, creano un disegno a scacchiera, riquadrato da fasce di marmo grigio.

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La ristrutturazione della Chiesa

Negli anni novanta dello scorso secolo sono stati svolti i lavori di restauro dell’immobile, anche grazie ad un lascito di mons. Camillo Colognesi. Don Camillo era un noto curato della Chiesa dal 1960 fino al 1991, anno in cui morì. Inizialmente cappellano di Selva, verso la metà degli anni ottanta divenne monsignore e fece restaurare il quadro della pala d’altare, considerato di inestimabile valore.
Durante i restauri degli anni novanta, emerse una lapide dal pavimento che da narrazioni storiche, conteneva due corpi molto probabilmente appartenenti ai conti Bonacossi che decisero di farsi seppellire nella Chiesa.

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte. Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi. Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!
La Chiesa di Selva di Crespino – un edificio da scoprire ultima modifica: 2019-08-02T09:00:49+01:00 da Gianmaria Alberghini

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