LO SAPEVI CHE PERSONAGGI STORIA

La Carboneria polesana- ultima parte

Silvio Pellico

Dopo l’ultima cena, tenutasi a Fratta Polesine, i carbonari uno dopo l’altro vennero arrestati e processati.

Antonio Villa, arrestato il 13 novembre dal commissario austriaco Lancetti, iniziò a dichiarare tutti i nomi dei soci della Carboneria polesana.
Denunciò Felice Foresti come capo della società segreta polesana e il 6 gennaio 1819 venne arrestato.
Due mesi dopo, il 10 marzo, arrestarono anche il dott. Carravieri il quale era il medico del paese, aveva solamente 32 anni, era celibe e conviveva con il padre a Crespino.

Successivamente furono arrestati: Bacchiega (impiegato nella pretura di Crespino),  Veneziano, il prete Caprara,  Giacomo Colla (segretario comunale), Giovanbattista Baruffi, Viviani, Tisi (uscire della ex-pretura) ed un’altra trentina di carbonari polesani. Tutto ciò fu possibile grazie alle rivelazioni del Villa che nella speranza della clemenza imperiale, iniziò a demolire tutti i birilli che trovava lungo il percorso.

L’inizio del Calvario

Il 19 marzo 1819 il commissario Lancetti trasferì i carbonari dal carcere di Rovigo all’ex monastero dell’isola di San Michele a Venezia.
L’imperatore austriaco affidò il caso ad un magistrato Trentino di nome Antonio Salvotti Von Einchenkraft und Bindeburg. Quest’ultimo, accusò gli imputati, secondo l’articolo 52 del codice austriaco, di alto tradimento come membri di società rivoluzionaria e sovventrice dell’ordine austriaco.

Condusse il processo contro la Carboneria polesana

Antonio Salvotti Von Einchenkraft und Bindeburg

Grazie alla compiacenza della guardia penitenziaria, il Foresti riuscì ad allearsi con gli altri carbonari per esporre durante l’interrogatorio, una linea di difesa comune. La mission consisteva nel dichiarare l’appartenenza ad una società che aveva solamente fini sociali e non politici. Solo la scoperta della Costituzione Latina poteva incriminarli.

Ben presto anche i più fedeli amici del Foresti, non riuscirono a resistere alle torture psicologiche dell’interrogatorio e lo denunciarono come massimo esponente della Carboneria polesana (società politica segreta). Fortunatamente per il Foresti, la pena di alto tradimento non aveva ancora alcun fondamento in quanto, non vi erano le prove. Qualche giorno dopo, però,  il Villa dopo un colloquio con Salvotti, dichiarò il nascondiglio dove era posta la Costituzione Latina. 

Il Salvotti insieme a due giudici è un distaccamento di cavalleria, si recò immediatamente in Villa Principe Pio a Crespino, trovò il documento e arrestò il signor Tosi. 

Villa Falcò - Crespino

Villa Principe Pio – foto di Marco Corrarati

Il Foresti, solo contro tutti, la notte tra il 28 e il 29 ottobre 1821 cercò di suicidarsi conficcandosi un temperino nel petto e mangiando dei pezzi di vetro, ma il tentativo fu inutile.

Le sentenze

I giudici dopo un lungo processo emanarono otto sentenze di morte per il Villa, Foresti, Colera, Don Fortini, il Conte Orboni, Bacchiega, Rinaldi e Lombardi mentre pene detentive per gli altri carbonari.
Nel secondo appello, il Senato Cesareo di Verona, condannò a morte altri sei carbonari, tra cui Vincenzo Carravieri.

La decisione finale spettò all’imperatore che nel 1821 confermò le pene minori e sostituì le pene capitali con degli anni di carcere.
Villa, Munari, Foresti e Colera furono condannati a 20 anni di carcere.
Bacchiega, Fortini e Orboni dovettero scontare 15 anni di detenzione.
Canonici e Dolfini trascorsero 10 anni di prigionia mentre il Carravieri, Rinaldi, Monti e Cecchetti scontarono solamente sei anni di carcere.
Coloro che dovettero scontare 20 e 15 anni furono portati nel carcere dello Spielberg nella città di Brno mentre gli altri in Lubiana.

Le carceri dello Spielberg

Il viaggio durò quasi un mese. La cella era costituita da un letto di paglia con una ruvida coperta di lana, una tavola, una finestra,  una seggiola, un vaso per l’acqua e un cucchiaio di legno. Durante i pasti mangiavano una minestra con un pezzetto di carne putrida e qualche briciola di pane.
A causa della scarsa alimentazioni, Orboni morì mentre Munari e Pellico andavano in punto di morte. Il Villa spesso sveniva e gridava a gran voce “fame, fame, fame” e pure il Foresti non riusciva a reggersi in piedi.
Nel 1835 la Commissione Speciale offrì ai carbonari l’opportunità di esiliare in America o continuare a scontare la pena nelle carceri dello Spielberg (in Repubblica Ceca).

le carceri dei carbonari

La fortezza dello Spielberg restaurata

Ritorno in Libertà

Felice Foresti dopo 14 anni di carcere si trasferì negli Stati Uniti e diventò professore di lingua e letteratura italiana nell’università della Colombia. A New York fondò il comitato di Emigrazione Italiana aiutando gli emigrati. Nel 1856 decise di tornare in Italia e si trasferì a Genova come console americano. Morì nel 1858 a 69 anni.

Il Bacchiega scontata la pena, visse in Francia ma non appena scoppiò nel 1848 la guerra contro l’Austria, tornò in Italia per combattere. Morì l’ 11 gennaio dello stesso anno.

Vincenzo Carravieri, tornato a Crespino, divenne per i ragazzi  la guida spirituale per la libertà. Non appena si raggiunse l’Unità d’Italia, ricevette la carica politica di guida del paese. Morì a Crespino nel 1876.

Anche i carbonari polesani, nati con l’idea di Libertà e di coscienza civile della Rivoluzione francese, nel loro piccolo contribuirono al grande mosaico del Risorgimento italiano.

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

La Carboneria polesana- ultima parte ultima modifica: 2019-04-13T16:48:45+02:00 da Gianmaria Alberghini

Commenti

To Top