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La bonifica delle Paludi Pontine e il lavoro dei contadini veneti

la bonifica della pianura pontina - Contadini 3

La bonifica delle Paludi Pontine è strettamente collegata con l’epopea di tanti contadini veneti.  

la bonifica delle paludi pontine - Chinino
chinino – rimedio anti malaria

Tra le due guerre mondiali, circa trentamila “anime”, nel giro di tre anni si trasferirono nell’Agro Pontino, e tutto cambiò.

La bonifica delle Paludi Pontine

La bonifica delle Paludi Pontine, trasformò un vasto territorio infestato dalla malaria tanto temuta, a terra fertile e ricca da popolare e far fruttare. L’impronta veneta nell’ex Littoria ora città di Latina, è molto marcata. La prima chiesa costruita a Latina è dedicata a San Marco! Ancora oggi, scorrendo un elenco telefonico della provincia laziale, si trovano parecchi cognomi d’origine veneta.

la bonifica delle paludi pontine - Bonifica Agro Pontino
fonte foto – facebook

Iniziò allora un esodo verso quelle terre laziali, composto di contadini delle zone più povere del Nord e di ex combattenti. Tanti veneti erano profondamente delusi dalla cattiva accoglienza alla fine della prima guerra mondiale e dietro non si lasciavano niente.

la bonifica delle paludi pontine - Contadini Pontini

Spinti dalla speranza di rifarsi una vita, masse di poveri fittavoli e mezzadri, scendevano dal Polesine, stabilendosi in quelle terre da colonizzare. Tanti, chiamati, avevano diritto a un a casa con un pezzo di terra; parliamo ad esempio di chi era stato combattente nella Prima Guerra Mondiale.  

Coloni veneti

Costoro erano iscritti all’ONC. In casi simili, ogni famiglia doveva essere composta di almeno dieci persone. Iniziarono a lavorare con dedizione quelle terre, dove si continuava a parlare veneto e a vivere come nel Polesine. Migliaia di coloni andarono speranzosi a lavorare, ma soprattutto felici di avere “una casa” decorosa e speranza per il futuro.

la bonifica delle paludi pontine - Contadini al lavoro

Un piccolo esercito di lavoratori, venne a vivere nell’Agro Pontino, gente che altrimenti avrebbe patito la fame e di questo furono riconoscenti. Inizialmente non si riusciva a produrre molto, il terreno non era abbastanza fertile. Ma nel giro di qualche anno arrivarono a raccogliere quantità esorbitanti di grano, che però dovevano spartire col governo. Il terreno e il podere inizialmente appartenevano ancora all’ONC, così come il raccolto che era spartito, ma non era motivo di lagnanza, specie per chi era abituato alla fatica. Nel giro di qualche anno sarebbero diventati proprietari della terra.

Pontini e veneti

Non fu tutto rose e fiori, poiché i veneti erano visti come “stranieri”. Nacque qualche contrasto con la popolazione autoctona, che rivendicava per sé le terre. La gente dell’agro pontino, o per lo meno delle zone circostanti, voleva lavorare da sola la terra bonificata. Cionondimeno essendo tutti “brava gente” alla fine si amalgamarono, anche con tanti matrimoni.

la bonifica delle paludi pontine - Zanzara Malarica

Da quando si trasferirono in Agro Pontino, tutti i bambini iniziarono a frequentare la scuola elementare e la domenica le famiglie andavano in chiesa. Il Regime che aveva voluto la bonifica, forniva tutti i servizi principali ai cittadini senza distinzione. E non solo, infatti in Agro Pontino nacquero diverse città e in modo piuttosto veloce. Il sottosegretario alle bonifiche era Serpini Arrigo, studioso di economia agraria che, d’accordo con il Min. all’Agricoltura Acerbo; tra il 1933 e il 1934 fecero una legge che poteva requisire le terre dai proprietari assenteisti.

Museo dell’agro Pontino e la bonifica delle Paludi Pontine

Le bonifiche migliorarono anche i terreni dei privati, con canali, e opere pubbliche. Ci fu un grande sviluppo industriale, e importante modernizzazione del paese. Fondare delle città, era molto di più di un’opera urbanistica, era un concetto di vita. Gli architetti razionalisti individuavano una piazza centrale del paese intorno alla quale gravitassero gli edifici pubblici, come il municipio, la chiesa, o la scuola.

la bonifica delle paludi pontine - carro per il fieno

Si riteneva allora che il piccolo centro limitasse le tensioni sociali e rinsaldasse la comunità. Prendiamo Pontinia che si trova proprio nel cuore dell’Agro, a metà strada tra Littoria e Sabaudia, inaugurata nel 1935. Oggi conta circa quindicimila abitanti, ed è sede del Museo dell’Agro pontino e del Museo della Malaria. A questo proposito c’è una curiosità; il giornale locale si chiama “Il Chinino”.

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono giornalista, web editor e autrice di romanzi. La scrittura è parte di me; amo la letteratura, esplorare i mutamenti del costume, la storia, lo sport, e l’arte. Mi piace visitare i musei, le mostre. Sono affascinata dall’inconoscibile e curiosa del mondo.
La bonifica delle Paludi Pontine e il lavoro dei contadini veneti ultima modifica: 2019-08-18T17:16:00+01:00 da Simona Aiuti

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