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L’insurrezione che infuriò Napoleone

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Era il 20 ottobre 1805 e Crespino sottostava all’impero francese guidato da Napoleone Bonaparte. In questo periodo l’aumento delle tasse e le rigide leggi del codice Napoleonico, unite alla leva obbligatoria che toglieva i braccianti dai campi, portarono all’inisurrezione.
In quei mesi Napoleone era impegnato nella campagna contro l’Austria, Inghilterra e  Russia.

Un’illusoria speranza

A Crespino giunse  la voce che un’avanguardia tedesca era arrivata a Rovigo  dove aveva sconfitto i francesi. All’arrivo di due cannoniere austriache nel porto di Crespino, la popolazione si sollevò in massa. I contadini si diressero verso il municipio situato all’epoca in Piazza XX settembre (attuale ristorante Al pescatore da Aligi) ed iniziarono ad abbattere gli stemmi napoleonici e l’albero della libertà. In segno di gratitudine, si esposero le bandiere austriache in tutto il Paese.

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P.zza XX settembre

Nel frattempo, gli amministratori comunali, impauriti, si asserragliarono nel palazzo della Pretura ma il  popolo non si arrese ed abbatté  le porte di ingresso. Entusiasti della protezione austriaca, gli interventisti si diressero verso gli uffici amministrativi ed iniziarono  a distruggere i documenti di leva, l’anagrafe e le bandiere. Gli assessori presenti in comune dovettero scappare.

La folle fuga

Tra gli assessori che corsero al riparo ricordano Agujari  e Giacomo Reali. Il primo si gettò dalla finestra e inizio a correre  ma ben presto la folla lo raggiunse e lo calpestò. Un ufficiale tedesco mosso da compassione, soccorse l’assessore ricoperto di sangue e lo portò al riparo. I crespinesi inviperiti iniziarono a scardinare le porte, le finestre ed i mobili, lasciando intatti solo i muri. Furono prese d’assalto nello stesso modo pure la casa degli amministratori Agujari e Reali che erano uno degli l’oggetti della rivolta. A mezzogiorno del 20 ottobre 1805 arrivò una squadra di fanteria tedesca, formata da 30-40 uomini. L’allora parroco Pietro Colla chiese subito quattro soldati per proteggere la torre campanaria, onde evitare che gli interventisti potessero accedere alle campane.
Gli ufficiali austriaci chiamarono gli esponenti politici e gli  intimarono  di procurare del cibo per tutti i soldati.

L’occupazione di Vienna e le continue vittorie di Napoleone in Germania, costrinsero gli austriaci a ritirarsi oltre l’Adige. Tornarono così i francesi che occuparono militarmente il territorio, ristabilendo la situazione. Pochi giorni dopo, il consigliere di Stato Aldini informò Napoleone di quanto accaduto.

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Revoca del diritto di cittadinanza italiana ai crespinesi

L’11 febbraio 1806 l’imperatore dei francesi e re d’Italia scrisse il decreto che punì i crespinesi. Dopo poco più di un mese, il 21 marzo, un’ulteriore lettera arrivò in comune a Crespino.
Quest’ultima diceva :

“non tollero che si manchi di tale materia. Le mie bandiere vennero insultate,
i miei nemici accolti con festa, il delitto non può espiarsi che con il sangue”.

Il finale lo scoprirete prossimamente!!!

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

L’insurrezione che infuriò Napoleone ultima modifica: 2019-01-30T22:57:56+02:00 da Gianmaria Alberghini

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