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Giochi di interesse con le vite degli altri

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La ricerca del dominio, della supremazia e la superbia dell’alta nobiltà che gestiva il potere nel periodo medievale, portò Crespino ad entrare in guerra.
Una guerra che per gli Estensi era atta alle mire espansionistiche verso il mare, mentre per i veneziani verso l’entroterra.

LA GUERRA DEL SALE 1472-1484

L’obiettivo della Serenissima, divenne ben presto molto più importante di una semplice conquista. L’esercito del doge si spinse verso l’espugnazione di Ferrara all’epoca sotto il dominio del duca estense.
La collaborazione dell’allora Papà Sisto IV permise a Venezia di bloccare le truppe napoletane che stavano accorrendo in supporto al duca. Milano invece, preferì risparmiare forze inviando truppe in numero minore rispetto  alle promesse. Fu facile così per i veneziani conquistare Revere, Ostiglia, Melara ma anche Castelmassa e Ficarolo. In quest’ultima vennero usati gas venefici nella speranza che le popolazioni cedessero al dominio della Serenissima. I veneziani per via della forte resistenza dovettero chiamare in soccorso 400 imbarcazioni. La flotta passò per Crespino ma ben presto il suo percorso finì. Alle porte di Polesella, in centro al fiume Po, il duca estense pose due bastioni che obbligarono le imbarcazioni a procedere in fila indiana.

Dalle rive iniziarono a piovere verso le galee veneziane, sassi e materiali infuocati. Gli artiglieri lanciarono bombarde, spingarde e frecce incendiarie. Una guerra medievale, una corsa verso la sopravvivenza. Uomini fanatici e bramosi di conquista si gettarono dalle imbarcazioni e scardinarono dalla base i maestosi bastioni estensi, demolendoli. Liberatasi la strada, la flotta, puntò verso il cuore  dei nemici: Ferrara.

LE RIBELLIONI

Questi marinai abituati alle armi e alla violenza non avevano scrupoli e pietà e quando gli era possibile scendevano nell’entroterra e si lasciavano andare ad ogni forma di violenza. Non vi era compassione per donne e bambini, inermi e spaventati. A volte i padri cercavano di difendere le proprie famiglie. A Crespino la situazione divenne insostenibile e alcuni contadini si ribellarono, battendosi contro i marinai. Per questo avvenimento, una via crespinese fu nominata “ la strada del sale” o “della battaglia”.

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Strada del Sale (Crespino)
Foto di: Luigi Fantinato

Il Papa giunto a conoscenza delle barbariche azioni che si stavano svolgendo nelle sue terre polesane, decise di togliersi dall’assurda alleanza che aveva siglato con la Serenissima e intimò di cessare la guerra, pena la scomunica. Il doge firmò la pace ma in cambio volle tutto il Polesine di Rovigo, fino a Pontecchio e lasciò agli Estensi il Polesine ferrarese (tra cui Crespino).
Tutto questo fu solo una semplice illusione che mascherava tensioni ancor vive tra doge e duca. Dopo soli 25 anni si ricorse agli armamenti e Venezia iniziò una nuova spedizione.
Crespino da sempre fedele agli Estensi, dovette subire violenze, saccheggi e rapine e le popolazioni vivevano ormai con l’incubo di attacchi improvvisi.

L’ULTIMA BATTAGLIA

Era il 1505 e le continue piogge portarono all’innalzamento del Po, un’occasione che i ferraresi seppero usare a loro vantaggio. L’innalzamento delle acque portò le fiancate delle imbarcazioni a livello della riva e così queste furono di facile bersaglio per la precisa e potente artiglieria ferrarese.

All’alba del 22 dicembre 1505 la flotta veneziana si trovava in prossimità di Polesella e quando l’esercito estense ebbe l’ordine di abbattere le imbarcazioni, si scatenò l’inferno. La visibilità era scarsa, la nebbia offuscava la vista e l’esercito del doge si trovò improvvisamente accerchiato. La morte divenne unica possibilità di liberazione. I marinai, terrorizzati si videro affondare insieme alle loro navi. “Come il fiume Acheronte dell’inferno dantesco, pure il Po trasportò le anime di tutti coloro che in quel tragico giorno diedero la vita per il volere dei potenti”. Tra i pochi che tentarono di fuggire, alcuni decisero di morire annegati pur di non arrivare a riva ed altri si spinsero fino alla terraferma, gettandosi tra le braccia dei loro carnefici che di li a poco li avrebbero assassinati.

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Argine del fiume Po
Foto di Francesco Guarnati

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

Giochi di interesse con le vite degli altri ultima modifica: 2019-01-16T17:35:26+01:00 da Gianmaria Alberghini

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