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L’amore di chi si dona al prossimo

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A volte la vita ci pone delle sfide a cui solo il tempo ci dirà dove ci conducono. Scelte che cambiano, stravolgono la nostra vita, ma tutto, prima o poi, ci rimanda allo stesso filo conduttore dal quale c’eravamo solo apparentemente discostati. La strada può essere lunga, piena di insidie e problemi, ma questi, attraverso la motivazione, possono essere superati per un fine che è molto più grande della nostra semplice esistenza in questa vita terrena.

Oggi vi presento Emanuela Sanna

Emanuela è una donna che ha messo la propria vita a disposizione del prossimo per amore del Signore.

I suoi genitori migrarono dalla Sardegna per esigenze lavorative e si conobbero a Torino dove tutto cominciò. Nel 1975, quando Emanuela aveva solo 3 anni, dalla grande metropoli la sua famiglia si trasferì a Badia Polesine (RO). Seconda di tre sorelle, Emanuela, frequentò prima l’istituto tecnico commerciale a Lendinara, ma da adulta corono’ la sua passione per l’edilizia, si diplomò come geometra presso l’istituto Ricci di Legnago, che le consentiva, pur lavorando di giorno, di frequentare la scuola serale. 

Per spirito d’indipendenza e per necessità lavorative a 19 anni decise di andare a vivere da sola. Il lavoro fu sempre una costante nella sua vita, sin da ragazzina, per aiutare la sua famiglia a sostenere le spese scolastiche. Tra le piu’ svariate esperienze lavorative la piu’ significativa, se non altro per la durata, è la penultima. Lavoro’ per 11 anni per un’impresa edile come responsabile tecnico-amministrativo. Aveva dinnanzi una vita umanamente appagante, ma non la soddisfava pienamente; c’era un vuoto che inspiegabilmente non riusciva a colmare. Nel 2011, sentita l’esigenza sempre piu’ incalzante di fare qualcosa per aiutare il prossimo, pensando con cio’ di colmare quel vuoto, lascio’ il suo lavoro accettando un incarico, certo meno redditizio, in un contesto  no-profit. 

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Emanuela Sanna

L’obiezione di coscienza

“Scelsi un lavoro che mi permetteva di aiutare gli altri. Credevo molto in ciò che facevo ma dopo tre anni, non condividendo la linea che l’associazione per cui operavo aveva adottato, la mia  coscienza mi impose di licenziarmi.”

Lasciare volontariamente un lavoro certo, senza avere alcun rimpiazzo era una scelta umanamente “folle” ma dentro di lei ardeva un fuoco che non era terreno.

Era Qualcuno che la stava indirizzando verso un nuovo stile di vita, che presupponeva l’ascolto e l’accettazione della  Sua Volontà e una fiducia e un abbandono filiali. 

Emanuela nel 2012 dopo aver fatto “esperienza di Dio” in un luogo sperduto e poverissimo dell’India centrale, in risposta alla Sua Chiamata, fa voto di castità e obbedienza al Vangelo. Nonostante questo, continua per altri 2 anni a vivere nel mondo.
In India si recò durante le ferie estive per aiutare delle suore a realizzare un ostello per accogliere bambine di strada.

L’influenza di Maria Bolognesi

Nel 2014, a seguito della beatificazione di Maria Bolognesi, Emanuela iniziò ad interessarsi alla sua storia e ne rimase affascinata.

Scoprì una donna legata a Gesù da un rapporto tenerissimo di amore e completo abbandono alla Sua Volontà, sin da bambina. Su indicazione stessa di Gesu’ lei aveva offerto tutta la sua vita per aiutare il prossimo e per la santificazione dei sacerdoti. Emanuela, che si sentiva spinta anch’essa a fare qualcosa di concreto per i sacerdoti e pensava di essere chiamata a questo, decise di recarsi sulla tomba di Maria Bolognesi. Le chiese di intercedere con Gesu’, perché le indicasse se quella era la strada che doveva percorrere. Credeva di dover mettere a disposizione dei sacerdoti polesani le sue competenze tecniche e amministrative per sollevarli dalle molte incombenze da cui sono oberati. Incombenze che spesso sacrificano l’attività pastorale e la preghiera. Emanuela si rivolse persino al vescovo di allora mons. Lucio Soravito perché l’aiutasse a fare discernimento, ed egli le diede la sua benedizione invitandola a mettersi in contatto direttamente con i parroci piu’ bisognosi. 

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Maria Bolognesi

L’incontro con Don Graziano 

Don Stefano Maniezzo, il parroco di Baruchella dove viveva Emanuela, che sin dalla sua conversione l’aveva aiutata a conoscere la dottrina e l’aveva sostenuta nel suo desiderio di  consacrarsi, le consigliò  di rivolgersi a Don Graziano Secchiero, il parroco dell’unità pastorale di Crespino, formata da ben cinque parrocchie. Con l’intento di alleggerire il sacerdote oberato da svariate incombenze, il 2 gennaio del 2015 Emanuela si reco’ da lui. Inizialmente scettico, il parroco, le rispose che non aveva bisogno di aiuto, ma con grande carità le diede due contatti, uno di una azienda di sua conoscenza, che poteva aver bisogno di personale, e uno di una donna a cui aveva già offerto l’utilizzo della casa canonica di San Cassiano  perché venisse valorizzata con un progetto di accoglienza per donne in difficoltà. 

“Ripensando a quel momento sorrido al pensiero che don Graziano era inconsapevolmente uno strumento nelle mani di Dio che mi stava aprendo le porte ad un progetto che si sarebbe poi rivelato la mia “vocazione”, che era ben diversa dalla mia “passione”. La vocazione è il progetto che Dio ha su di noi, che spesso si discosta molto dalla nostra passione, ossia quello che noi vorremmo fare!”

 

L’inizio di un’avventura

Dopo un paio di settimane di riflessione e preghiera, Emanuela chiamò questa donna e scoprì che il suo desiderio era quello di avviare questo progetto di accoglienza. Questa donna era reduce da esperienze simili, ma da sola non se la sentiva, aveva bisogno di aiuto. Peraltro si trattava  di una persona che nonostante l’età matura e una figlia già grande, stava meditando di consacrarsi, e questo era per Emanuela un motivo di maggiore interesse e un segno che era il Signore che l’aveva condotta lì.  Fu così che si diedero appuntamento nella casa canonica di San Cassiano di Crespino, che aveva tutto l’aspetto di un magazzino perché era disordinato e pieno di cose e di mobili accatastati. Prese dall’entusiasmo si attivarono subito per pulire ed organizzare quegli ambienti che si prestavano all’accoglienza di 6/8 persone.

Nasce la Casa Famiglia

Foto San Cassiano

In poco tempo e non senza difficoltà, costituirono l’organizzazione di volontariato con cui potessero operare formalmente. A distanza di nemmeno tre mesi dal primo incontro con don Graziano, il 28 marzo del 2015, veniva inaugurata la Casa Famiglia. All’inaugurazione sono presenti il Vescovo Lucio, don Graziano, don Stefano, le autorità, gli amici, i parenti e la comunità di San Cassiano.  Dopo circa quattro mesi, la cofondatrice dell’associazione si ritiro’. Emanuela, senza nessuna esperienza in quel delicato ambito, si trovò da sola a gestire il progetto di accoglienza e la casa stessa, dove fin da subito era andata a vivere. Capì in quel momento che la persona con cui era giunta fino a quel punto e che poi si era ritirata, era anch’essa strumento nelle mani di Dio. Le aveva semplicemente passato il testimone. Con grande forza e la certezza che il Signore l’avrebbe sostenuta, Emanuela decise di continuare questa avventura.

“Il Signore mi fece presto capire che la Casa Famiglia non deve essere gestita con la preoccupazione o la finalità economica.

Dio mi ha dimostrato che la Provvidenza non farà mai mancare l’indispensabile e spesso ci da anche il superfluo. A me e ai volontari rimane il compito di trasmettere alle persone che accogliamo, l’amore del Signore che le ha condotte qui”.

Dopo circa otto mesi dall’apertura della Casa Famiglia, Emanuela scopre che i luoghi in cui stava operando erano gli stessi nei quali visse e opero’ per molti anni Maria Bolognesi. La chiesetta annessa alla canonica adibita a Casa Famiglia, è la stessa che Maria aveva frequentato e dove aveva prestato servizio in aiuto al parroco di allora.  Casualità per i non credenti, intervento di Dio, che aveva risposto alle preghiere di Emanuela, per i veri credenti.

La svolta

Solo accogliendo il progetto della Casa Famiglia, avviene la vera svolta. Emanuela accetta di abbandonare ogni certezza, di rinunciare a un compenso economico, operando come volontaria,  e di dedicarsi completamente agli altri. La vita di consacrata laica le permette di vivere nel mondo fuggendo tuttavia alle logiche del mondo, cercando di mettere a frutto i talenti che il Signore le ha donato per servire Lui nei fratelli.

Una decisione a dir poco controcorrente in un periodo storico in cui i valori, la fede, la carità sembrano sempre più soppiantati dall’egoismo, dalla razionalità, dalla corsa alle cose vane e futili.

Qual’è la mission della Casa Famiglia?

“L’obiettivo non è solo quello di offrire un tetto, del cibo e di aiutare queste donne a risolvere i loro innumerevoli problemi, non solo economici, a volte anche conseguenti a delle vere e proprie dipendenze, ma di offrir loro una famiglia dove possano percepire concretamente l’amore di Dio che si manifesta attraverso l’aiuto dei suoi umili servi. Bisogna riallacciare, quando è andata perduta o costruire da zero, quell’amicizia con il Signore, senza la quale questa vita perde il suo vero significato!”

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L’esperienza che segna… insegna!!!

La casa famiglia per Emanuela rappresenta una lotta quotidiana contro il proprio egoismo, il desiderio di assecondare le proprie necessità; è un giornaliero allenamento delle virtù, soprattutto quelle che piu’ piacciono a Dio e su cui Egli si china: l’umiltà, la pazienza, la carità.

“L’obiettivo che tutti dovremmo prefissarci è il raggiungimento della santità come vuole Gesù stesso. Questo significa amare Dio: fare cio’ che Lui ci ha chiesto, anche se comporta a volte grandi sacrifici, ma con la certezza che verranno compensati grandemente già in questa vita.”

A volte ci domandiamo quanto una persona possa arrivare ad amare il prossimo. Credo che Emanuela sia l’esempio in Terra che l’amore non ha limiti. Tutto è possibile basta volerlo e confidare nell’aiuto di Dio!

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Casa Famiglia San Cassiano

Intervistandola, ho conosciuto una persona che sicuramente ha affrontato tante sfide, ostacoli e problemi  ma proprio mentre mi spiegava le difficoltà, i suoi occhi si illuminavano di una gioia che a chiamar terrena sembrerebbe riduttivo. Visitando la Casa Famiglia ho scoperto la felicità delle persone che ritrovano nel prossimo la loro famiglia. Una felicità che non è data dalla tecnologia o dal superfluo ma dalle emozioni, dalla spiritualità, dalle virtù, dall’AMORE.

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

L’amore di chi si dona al prossimo ultima modifica: 2019-02-15T16:17:15+02:00 da Gianmaria Alberghini

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