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INTERVISTE STORIA STORIE

L’alluvione del ’51 vista con gli occhi dei nostri nonni

Alluvione In Polesine Del 1951

Tra i progetti del piano formativo della casa di riposo San Gaetano di Crespino, vi è quello della stimolazione della memoria. Questo oltre ad aiutare gli ospiti della struttura a mantenere attiva la mente, ci permette di creare un patrimonio unico di narrazioni ed interviste che trascrivendole diventano parte conoscitiva e patrimonio storico-culturale per le nuove generazioni. Per motivi di privacy non indicherò i nomi degli intervistati ma le semplici esperienze che l’alluvione del ’51 gli ha impresso nella mente e nel cuore.

Il tragico 1951

Come dimenticarsi di quanto avvenne in Polesine ben 68 anni fa. Era il 1951, un anno catastrofico, in cui si verificarono abbondanti perturbazioni con rovesci che si intensificarono tra ottobre e novembre. I terreni già saturi dalle prime piogge autunnali, non riuscirono a drenare l’acqua e già ai primi di novembre i principali fiumi del Polesine iniziarono ad ingrossarsi. Tragica fu la settimana dal 6 al 12 novembre in cui si verificarono continui ed intensi acquazzoni che determinarono un’eccezionale piena del fiume Po
La signora L. che all’epoca abitava  a Rovigo, ricorda che già il 10 di novembre si sapeva dell’imminente alluvione perché suo marito era stato chiamato per smistare tutti i beni di prima necessità che poi venivano trasportati dai camion.

“Ricordo che la gente urlava, gli urli mi pare di sentirli ancora adesso. Decisi di andare a casa di mio fratello perchè abitava in centro a Rovigo su una palazzina al terzo piano. In piazza c’era l’accampamento americano e anche l’elicottero. Il ponte Marabin vicino alla stazione aveva l’acqua a pelo della strada”.

Alluvione del 1951

Nel fiume si scaricò tutta l’acqua degli affluenti  che a causa del forte vento di Scirocco, non riusciva a sfociare nel mar Adriatico. Tutte queste cause oltre a degli argini deboli, sia per la scarsa manutenzione che per l’indebolimento subito dai bombardamenti verso la fine della seconda Guerra Mondiale, portarono alla rottura degli argini nella zona tra Canaro ed Occhiobello.

L’inizio della tragedia

Iniziò così, il 14 novembre del 1951 una delle più tragiche alluvioni per l’Italia. 
Il signor G. aveva 11 anni e abitava a Gavello, nel momento della rottura si trovava in casa. Ricorda che il camion è venuto a prenderlo ed è stato portato a Canale, frazione di Ceregnano all’interno di una scuola e il giorno successivo è stato trasferito a Verona in un centro profughi. Successivamente un signore lo ha accompagnato a Beccacivetta in provincia di Verona all’osteria della Ghiaia e ci è rimasto fino a marzo con sua mamma. 
La rotta dell’argine causò un riversamento d’acqua di circa 8 miliardi di metri cubi raggiungendo, in alcuni punti, una profondità di sei metri d’acqua. 
La signora A. risiedeva a Villanova Marchesana e commossa mi narra che suo marito portò la levatrice sull’argine del Po perché una donna doveva partorire. Disse poi:

“Io fui portata a Rimini dove rimasi sino a marzo  mentre mio marito andava su e giù tra Rimini e Villanova per aiutare”.

La signora I. prima di concludere mi confida 

“mio  figlio di  due anni è stato portato via insieme ad altri bambini quindi non insieme ai genitori e piangevano disperati”.

Servì una settimana per far sì che le acque raggiungessero l’Adriatico e il livello dell’acqua iniziasse a scendere. 

Alluvione del Polesine

Alcuni dati relativi all’alluvione del 1951

Seguendo una breve ricerca ed analisi è emerso che l’alluvione causò circa 100 morti e 180.000/190.000 sfollati. La signora L., commossa, mi disse:

“pensi che un camion aveva caricato molte persone ma purtroppo sbagliò strada non conoscendole e l’acqua li ha presi in pieno sbagliando direzione e sono finiti nel fosso, sono annegati tutti !”.

Infatti 84 decessi si verificarono per via di  un camion di soccorso, sorpreso dall’acqua nella notte del 14 novembre nel comune di Frassinelle. Degli sfollati circa 80.000 non fecero più ritorno nella propria terra natia. I danni per il territorio furono ingentissimi, circa 6.000 capi di bestiame annegati. 

La fuga dall’alluvione e dal Polesine

La signora L. residente a Lendinara i cui genitori abitavano a Costa di Rovigo mi racconta che andarono a Bolzano  da dei parenti. Tra la devastazione che l’acqua causò, tremante mi afferma:

“avevo tanta paura! Pensi che a quei tempi la frutta si conservava nella paglia fuori casa e quando arrivò l’acqua ricordo che tutto galleggiava. Sono riuscita a legare i stramazzi (lenzuoli) ai solari e le patate americane per salvare il salvabile”.

Il signor P. all’epoca residente all’Aguiaro (borgo di Crespino) ha ancora la voce tremante mentre racconta alcuni episodi.

“sono salito per la finestra, con la barca mi sono avvicinato al muro e sono andato a recuperare un amico nella sua casa perché sapevo che era in difficoltà. Sono riuscito a portare sull’argine un maialino, ho spento il contatore e ho legato le patate americane con una stropa (rami dei salici che li usavano come corde). Ero in campagna e sono passati quelli della Protezione Civile e con l’altoparlante annunciavano la rottura del fiume Po a Santa Maria Maddalena. Ci dicevano di rimanere fermi dove eravamo che ci sarebbero venuti a prendere con i camion”.

Alluvione 1951

Drenata l’acqua, si dovettero ricostruire 60 Km di argini, 950 km di strade, 52 ponti e furono distrutte più di 4.000 abitazioni, 13.800 aziende agricole, 5.000 fabbricati e 2.500 macchinari agricoli. Solamente a Crespino la popolazione passo da 6.080 abitanti del 1951 a 3.826 del 1961. L’alluvione del ’51 dal punto di vista demografico e di prospettiva futura per il territorio Polesano, ebbe un impatto drastico. 

L’alluvione del ’51 vista con gli occhi dei nostri nonni ultima modifica: 2019-11-22T03:00:34+01:00 da Gianmaria Alberghini

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