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La supplica dei giovani

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La volta scorsa vi ho parlato delle cause che scatenarono l’insurrezione mentre oggi scopriremo le conseguenze. Dopo pochi mesi dall’accaduto si iniziò per volere di Napoleone, un processo contro gli insorgenti.  Nel rapporto della Guardia Nazionale comparirono i nomi di Venerio, Colla e Bellettati.

Decreto napoleonico

Napoleone l’11 febbraio si espresse con un tragico decreto. Gli abitanti di Crespino furono privati dei diritti di cittadinanza e trattati come colonia del regno composta da gente senza Patria. Nel decreto all’articolo quattro, Napoleone impose alla popolazione di essere governata da un comandante di gendarmeria che ricopriva tutte le funzioni municipali. I Crespinesi vennero inoltre costretti a pagare il doppio delle tasse e ogni forma di rivolta e protesta venne punita con il bastone e il carcere.
Napoleone ordinò di appendere un’insegna marmorea sopra la porta del municipio, con incisa la scritta:

“Napoleone I imperatore dei francesi e re d’Italia ha decretato che gli abitanti di Crespino non sono cittadini italiani“.

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Decreto napoleonico

Il ministro e segretario di Stato Aldini cercò di calmare la situazione ma il tentativo fu invano. I crespinesi però non si rassegnarono e con grande eroismo si recarono dal viceré Eugenio.

L’amor per la Patria

Per volere del Prefetto, il 28 febbraio, un’assemblea si riunì e 12 ragazzi si proposero come garanti per andare da Napoleone. Vorrei ricordare alcuni nomi di coloro che si recarono dal re a comprare la clemenza.
I ragazzi erano:

  • Franco Colla
  • Cagnoni Antonio
  • Baruffa Vincenzo
  • Carravieri Vincenzo
  • Zampieri Antonio
  • Gardellini Giuseppe
  • Baruffi Giovanni

Erano quasi tutti membri della guardia nazionale e a questi si aggiunsero Giovanni Peverati, Angelo Marzola, Bolognesi Giovanni Battista, Zanforlini Tommaso e Magnanini.

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Marmo in ricordo dei 12 ragazzi che si recarono dal viceré e dall’imperatrice Giuseppina

Animati dall’amore per la patria, eroicamente, decisero di offrirsi a Napoleone.
Per garantire il viaggio, si aprì una raccolta fondi che permise l’incasso di 7236 Lire.
Il 29 febbraio 1806 i 12 ragazzi si recarono in comune e fecero formale richiesta di poter partire per Milano. Alcuni di questi giovani diventeranno poi carbonari e cospiratori contro il governo austriaco.

Destinazione Milano

Partirono così per la grande città. Abituati alla povertà e alla miseria si videro circondati da palazzi “mozzafiato”. Il palazzo del viceré era adornato di stucchi dorati che rendevano la situazione angosciante. Il principe Eugenio, accortosi della loro inquietudine li accolse, aprì la lettera che portavano con loro e li ascoltò. La risposta non fu delle migliori ed il vicerè gli consiglio di non procedere per Parigi e così tornarono a casa. Dopo qualche giorno una deputazione composta dagli uomini più autorevoli del paese, scrisse una lettera che inviò al principe e al segretario di stato Aldini. Anche questo sforzo però rimase “lettera morta” e dopo pochi giorni il segretario Aldini rispose che ogni sforzo fatto era stato inutile.

La risposta di Napoleone al ministro Aldini:

“se mi fossi trovato in Italia nell’occasione dell’attentato, avrei fatto bruciare quel paese”.

La risposta di Napoleone al viceré:

“Io non tollero che si manchi in tali materie. Le mie bandiere vennero insultate, i miei nemici accolti con festa, il delitto non può che espiarsi che con il sangue. Se quel comune vuol lavarsi dell’obrobrio di cui è coperto,  consegni i tre principali colpevoli per essere introdotti innanzi ad una commissione militare ed essere fucilati, con un cartello portante le parole: TRADITORI DEL LIBERATORE E DELLA PATRIA ITALIANA. Allora soltanto perdonerò quel comune e revocherò il mio decreto. Vi rimando perciò tutte le vostre carte che non leggerò se non quando sarà fatto ciò che vi ho detto”.

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Lettera del principe Eugenio Napoleone

Si pensò allora di simulare una finta fucilazione in modo tale che nessuno potesse perdere la vita ma Napoleone il 4 aprile 1806 scrisse:

“Non revocherò il mio decreto per Crespino se non allorchè effettivamente vi saranno tre uomini fucilati”.

L’Aldini nel frattempo comunicò al Prefetto di prolungare gli interrogatori nella speranza che il tempo potesse aiutare e consigliò inoltre di mandare la deputazione dei ragazzi direttamente a Parigi dall’imperatrice Giuseppina in modo tale da riuscire ad ottenere maggiore clemenza. Giunti a Parigi, Giuseppina li accolse nel palazzo Reale. Ogni tentativo fu vano e ben presto Napoleone volle sapere l’esito delle inchieste.

Il capro espiatorio

Fu scelto così Giovanni Albieri come capro espiatorio.
Alberi, detto Venerio era un signore di 45 anni, pescivendolo di professione e a quanto pare pure donnaiolo. La moglia lo denunciò come massimo interventista dell’insurrezione. Venerio, impaurito, scappò e cercò riparo tra le famiglie patrizie venete ma ben presto lo catturarono, lo incatenarono e lo portarono a Crespino dove subì la condanna.
Gli fu appeso al collo un cartello, come voluto da Napoleone, con scritto TRADITORE.
Fu decapitato in piazza XX Settembre in data 14 ottobre 1806 alle ore 10,30. Presente al martirio vi era la moglie e una grande folla, muta, commossa, straziata da tanta cattiveria. Il condannato fu circondato da una schiera di militari ed assistito da due frati durante il calvario.

 

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Atto di morte di Giovanni Albieri

 

In data 11 gennaio 1807 Napoleone ripristinò il decreto dell’11 febbraio 1806 e i crespinesi tornarono ad essere cittadini italiani.

Una tragica pagina di storia

Quanto accaduto sicuramente è una delle più tristi pagine di storia di Crespino. Un’esperienza straziante, atroce, insopportabile soprattutto per coloro che quel 20 ottobre 1805 insieme all’amico Giovanni Albieri  avevano manifestato la volontà di liberazione dall’oppressione fiscale e legislativa. Era un’insurrezione di crespinesi  affamati, poveri e stanchi di dover vivere nella miseria.

Nonostante questo triste finale, i crespinesi nel loro animo mantennero il valore della libertà, della vita e la volontà di rivendicare i propri diritti per non essere gli ultimi degli ultimi.

Gianmaria Alberghini

Autore: Gianmaria Alberghini

Crespinese, studente, affascinato dalla storia e dall’arte.
Attivo nelle associazioni di promozione culturale e territoriale crespinesi.
Ho fatto del volontariato uno stile di vita!!!

La supplica dei giovani ultima modifica: 2019-02-03T18:49:54+01:00 da Gianmaria Alberghini

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